I cercatori di memorie e di bellezze artistiche, troveranno nell’alta Valle del Nera, con al centro Visso e dintorni gli estremi confini delle Valli di Ussita e di Castel S. Angelo, l’altipiano di Macereto e la zona montuosa di Mevale e Fematre. Essa at¬tualmente appartiene alle Marche, ma storicamente per due millenni, ha fatto parte della stirpe e della Regione Umbra. L’Umbria ha formato il carattere forte e costante della gente vissana, ma la vicina Marca lo ha ingentilito con un’arte briosa e piacevole. Natura, arte, misticismo di Eremi e di Abbazie fanno della Valnerina un angolo incan¬tato. Visitando quest’ultime insenature del Nera, si mostra non solo una stratificazione di epoche geologiche, ma anche una sovrapposizione di civiltà: umbra, pagana e mistica, romana e cri¬stiana. Prima che Visso fosse, per la valle sono risaliti non solo i «numidi cavalli » umiliati di Annibale nel 217 a. C., ma dalla valle spoletana è giunta nel III secolo la luce del Vangelo, nel V, insieme alle truppe truci dei Goti, l’irradiazione dell’austerità degli Eremiti Siriani di Monteluco, e più tardi, durante l’invasione longobarda, si è diffuso il programma di rico¬struzione dei Benedettini: «Ora et labora» e infine, al formarsi del libero Comune, nel XIII secolo, e con esso delle discordie «di quei che un muro ed una fossa serra», s’è irradiata la se¬renità francescana del «Pax et Bonum ». Quivi si formarono, sotto la protezione delle chiavi pontificie, le piccole Comunità, le Con¬fraternite, che, con le vecchie torri, hanno resistito alle tempeste di secoli, fino all’invasione dei Francesi e all’Unità d’Italia. « …. Oh come grato occorre Il rimembrar de le passate cose, Ancor che triste, e che l’affanno duri! » (G. Leopardi). «Nescire quid antequam natus sis acciderit, id est semper puerum esse». (Cicerone) Il non sapere che cosa sia accaduto prima che tu nascessi, è rimanere sempre fanciullo. « Recordare quid quaeque civitas fuerit, et ne despicias quod esse desierit; recordare gloriam veterem et hanc ipsam senectutem quae, in hominibus veneranda, in urbibus sancta est ». (Plinio junior, Ep. XXIV, 8) Ricorda ciò che fu la nostra città, e non disprezzare ciò che non è più; ricorda le sue antiche glorie e la stessa sua vecchiezza, che se negli uomini è venerabile, nelle città è sacra.
Sono «queste rimembranze» che hanno permesso a Visso e le sue valli la conservazione del suo patrimonio artistico e della pittoresca ambientazione medievale della città e, di conseguenza, lo sviluppo turistico di quest’area interna montana ora protetta dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Non possiamo non ricordare che a «queste rimembranze» hanno contribuito in modo decisivo, studiosi di alto livello come Don Ansano Fabbi, autore del libro “Visso e le sue valli” dal quale e tratto il testo sopra riportato. Poi P. Pietro Pirri, Lui¬gi Fumi, Giovanni Battista Riccioni, Felice Venanzoni, Umberto Fiorenzuola, D. Sante Eleuteri, Giovanni Ferranti, Ado Venanzangeli, ed altri, vigili custodi di tante memorie vissane. Questo pezzo d’Italia dell’ «Ora et labora» e della «Pax et Bonum », ha profondamente influenzato la cultura e la spiritualità della società europea. Ed ha sostanzialmente contribuito alla nascita della civiltà occidentale, Gli effetti del sisma 2016 lascerà tracce nelle piazze e nei vicoli di Visso e perderemo alcuni pezzi d’arte che le future generazioni potranno conoscere e ricordare solo grazie agli studiosi citati. Ma fino a quando il campanile della Collegiata di Santa Maria e la torre più alta della Rocca San Giovanni saranno lì, i vissani avranno le risorse umane ed intellettuali per ricostruire.


